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:: Dai sentieri di guerra alle strade di pace ::

 
 
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ATTUALITÀ DELLE FORTIFICAZIONI NELLA CONTROGUERRIGLIA.

Il numero 4/2007 della “Rivista Militare”, periodico dell’Esercito Italiano (http://www.esercito.difesa.it/root/chisiamo/rivmil_indice.asp), ospita un interessante articolo di Giorgio Battisti – che con una brillante carriera quale ufficiale di Artiglieria da montagna è giunto al grado di Generale di Divisione, attualmente con incarico DCO Support presso il comando ISAF in Afghanistan – dal  titolo “Le fortificazioni nella controguerriglia”.
Apparentemente lontani anni luce dalla Linea “Cadorna” ed in teatri operativi assai differenti rispetto a quelli dei primi decenni del Novecento, si scopre invece che in tempi di guerra asimmetrica e digitale, in ambienti dove si sviluppa una guerriglia in cui si mescolano elementi apparentemente in contrasto fra loro, le fortificazioni vengono ad assumere un ruolo assai importante perché garantiscono “alle unità libertà di manovra e capacità di proiezione. Inoltre, contribuiscono ad aumentare le probabilità di successo delle forze impegnate nella pacificazione di una regione”.
L’articolo è corredato da alcuni box in cui Battisti, riportando anche interessanti riferimenti bibliografici, ripercorre le modalità di impiego delle fortificazioni in Libia nel periodo dell’occupazione coloniale italiana, ma anche in Vietnam da parte prima dei francesi – che le utilizzarono pure nella controguerriglia in Algeria – e poi degli statunitensi i quali diedero vita tra l’altro alle Fire Support Bases, senza dimenticare l’esperienza sovietica in Afghanistan contro i mujahideen nel decennio in cui le truppe di Mosca operarono i questo Paese dopo averlo invaso del 1979.
Con un’ampia disamina storica e tecnica, nell’articolo sono evidenziati i principali scopi delle fortificazioni nelle operazioni di controguerriglia, che vanno dalla suddivisione dello spazio della battaglia in settori maggiormente controllabili, sino al fatto di servire come dimostrazione della forza e dell’autorità del legittimo governo, ma sottolineando pure la possibilità che danno di aggregare le popolazioni locali per interventi di carattere sociale ed umanitario.
Dalle trincee della Grande guerra agli attuali Hesco bastion, al di là degli aspetti tecnici e delle strategie di impiego delle truppe non molto sembra purtroppo essere mutato, soprattutto nel senso che l’edificazione delle fortificazioni significa sempre e comunque – ieri come oggi – assenza di pace con tutto ciò che questo comporta.

Il testo dell'articolo può essere consultato sul seguente sito della Rivista Militare:

http://www.esercito.difesa.it/root/chisiamo/docs_rivmil/Rivmil07_04_art.pdf

 


 

EDILIZIA MILITARE:

DALLE DISMISSIONI AL RIUSO,

NON SOLO PER LA LINEA “CADORNA”.

All’indomani della fine della Prima guerra mondiale si pose subito il problema di cosa fare del patrimonio di strade, di opere e di costruzioni realizzate dall’O.A.F.N. e oggi noto come Linea “Cadorna”, patrimonio costato denaro pubblico, fatica, lavoro e pure viste umane.

Per certi versi il problema si pone anche oggi, anche se in maniera differente, per quanto riguarda le esigenze di riutilizzo in chiave pacifica del patrimonio di edilizia militare dismessa a seguito del mutato “modello di difesa” nazionale, con la fine della “Guerra fredda”, la professionalizzazione delle FF.AA. con conseguente riconfigurazione della logistica militare italiana anche in ambito NATO, ma pure per la razionalizzazione della finanza pubblica.

Tutto ciò a partire da un provvedimento collegato alla Legge Finanziaria del 1997, che ne disciplinava l'attuazione al comma 112 dell'articolo 3 ed al successivo comma 113, per quanto concerne il diritto di prelazione degli enti locali nell’ambito del programma di dismissioni dei beni immobili del Ministero della Difesa.

Sull’argomento hanno effettuato un interessante studio alcune unità di ricerca universitarie, nello specifico Architettura e Urbanistica per l’ingegneria dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”,  Ingegneria Edile e del Territorio dell’Università degli Studi di Pavia, Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università degli Studi di Trento ed infine Ingegneria Edile dell’ Università degli Studi di Napoli “Federico II”.
Un abstract della ricerca si può reperire sul sito:
http://www.ricercaitaliana.it/prin/dettaglio_completo_prin-2005082952.htm#base

 

FORTIFICAZIONI (PURTROPPO) ANCORA ATTUALI

NELLA GUERRA CONTEMPORANEA

L’uso delle fortificazioni e lo sfruttamento del terreno opportunamente rafforzato con opere campali nei conflitti non è  – purtroppo – una caratteristica delle guerre del passato, ma anche in tempi recentissimi e vicini a noi si scopre che alcune tecniche sono rimaste attuali, con l’aggiunta di un abile sfruttamento della guerriglia, creando un mix che ha messo in difficoltà eserciti potenti e prestigiosi.Così nel conflitto che nell’estate del 2006 ha sconvolto il Libano e dove gli Hezbollah hanno sostanzialmente utilizzato delle fortificazioni per ostacolare l’Esercito israeliano, come ha scritto su “Pagine di Difesa” on-line Fernando Termentini lo scorso 28 luglio 2006, sottolineando tra  gli altri quello che definisce un “…errore di analisi del Mossad” ovvero del servizio segreto di Israele, in quanto “L’intelligence ha omesso di approfondire la valutazione degli elementi più antichi e tradizionali della tattica militare: lo sfruttamento del terreno esaltato da predisposizioni artificiali, realizzate per incrementarne il ‘potere impeditivi intrinseco’. Un errore quasi sicuramente indotto dalla sovrastima dell’efficacia dei moderni sistemi d’arma e di osservazione del campo di battaglia utilizzati, a svantaggio dello sviluppo di una tradizionale intelligence sul terreno, come la storia militare di tutti i tempi suggerirebbe di fare e come confermano gli episodi bellici che si sono susseguito sullo scenario mondiale, a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale a oggi”.

A novant’anni dalla costruzione di opere quale la Linea “Cadorna” ci si trova dunque a constatare come ancora “La roccia, rinforzata dal cemento armato, ha dimostrato ancora una volta la sua validità protettiva, creando impenetrabili schermi alla penetrazione delle bombe e alla sorveglianza elettronica”.

 
L’intero articolo di Fernando Termentini si può leggere all’indirizzo http://www.paginedidifesa.it/2006/termentini_060728.html

 

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