 Luigi Cadorna La complessa linea difensiva costruita a poca distanza dalla frontiera svizzera durante la prima guerra mondiale è ormai conosciuta, non più solo localmente, come "Linea Cadorna", quasi per ricordare nella sua denominazione il generale Luigi Cadorna di Pallanza, allora Capo di Stato Maggiore dell'Esercito che ne fu il promotore.Ufficialmente nessuno chiamò però mai questa imponente struttura difensiva "Linea Cadorna", denominazione recente ma molto significativa per indicare quella che nella terminologia burocratico-militare, almeno dopo il gennaio 1917, venne definita come "Occupazione Avanzata Frontiera Nord". Improprio anche il termine di "Maginot" talvolta attribuitole e non solo perché tale linea fortificata francese fu realizzata successivamente, negli Anni Trenta, ma anche perché tale poderoso complesso di fortificazioni era frutto di una concezione eminentemente statica della guerra, con l'esaltazione della difensiva proprio come eredità della guerra 1915/18 combattuta su tutti i fronti nelle trincee.  Una Galleria Quella che oggi si ricorda come "Linea Cadorna" non era una linea fortificata continua, posta a ridosso della frontiera, ma una serie di opere composte da appostamenti per la fanteria e postazioni per l'artiglieria collocate in località arretrate, schierate però nei punti nevralgici - come la stretta di Bara a Migiandone - sui principali assi di penetrazione di un potenziale nemico che facesse ingresso dalla Svizzera. La linea difensiva, con inizio in Ossola e termine sulle Orobie in Lombardia, venne realizzata nel timore di una invasione tedesca che, violando la neutralità elvetica, prendesse alle spalle l'Italia settentrionale; la Svizzera infatti, nonostante la dichiarata neutralità, per una serie di ragioni non costituiva una sufficiente garanzia contro le possibili aggressioni austro-tedesche. Il tratto ossolano della "Linea Cadorna" faceva parte del Settore Sempione-Toce delle linee di difesa principali della 5a Armata, tracciate il 28 luglio 1916 dal gen. Cadorna, a cominciare dal Massone ed interessando la zona della stretta di Bara; più oltre la linea proseguiva nel Verbano sulla linea M. Zeda, M. Vada, M. Spalavera, M. Carza. Altri settori difensivi che proseguivano in Lombardia erano: Verbano-Ceresio, Ceresio-Lario, Mera-Adda fino al Pizzo del Diavolo sulle Alpi Orobie.  Trincea Erano previsti una settantina di chilometri di trincee, 88 postazioni d'artiglieria, circa 25.000 mq. di baraccamenti, con uno sviluppo di oltre 300 km di strade e quasi 400 km di mulattiere; l'artiglieria avrebbe impiegato cannoni da 149A, da 149G e da 105, oltre a mortai da 120, obici da 149 c.p. e da 210.L'iniziativa sviluppava quella già abbozzata dal generale Alberto Pollio, deceduto improvvisamente nel luglio del 1914, predecessore di Cadorna come Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, ed era conseguenza anche dei timori circa l'effettiva neutralità della Confederazione Elvetica nel conflitto. Venuto a diminuire il rischio di un attacco attraverso la Svizzera, sciolto il Comando della 5a Armata da cui dipendeva la struttura difensiva, nell'estate del 1917 rimase a presiedere all'organizzazione dei lavori e alla gestione delle opere solo il comando dell'Occupazione Avanzata Frontiera Nord, in allarme pochi mesi dopo a seguito dello sfondamento di Caporetto. Dall'autunno del 1918 ci fu un progressivo alleggerimento di organici e funzioni dell'O.A.F.N., che venne poi ufficialmente sciolta nel gennaio del 1919.
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