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La complessa linea difensiva costruita a poca distanza dalla frontiera svizzera durante la Prima guerra mondiale è ormai conosciuta come "Linea Cadorna", quasi per ricordare nella sua denominazione il generale Luigi Cadorna di Pallanza, allora Capo di Stato Maggiore dell'Esercito che ne fu il promotore.
Ufficialmente nessuno chiamò però mai questa imponente struttura difensiva "Linea Cadorna", denominazione recente ma molto significativa per indicare quella che nella terminologia burocratico-militare, almeno dopo il gennaio 1917, venne definita come "Occupazione Avanzata Frontiera Nord". Oggi non manca più d'uno che si attribuisce la paternità del nome "Linea Cadorna" per definire questo complesso di opere difensive, ma visto che le denominazioni non hanno un DNA soggetto a riscontri genetici, vale la pena di effettuare una ricerca su dati certi e oggettivamente verificabili. A Premeno, grazioso comune in provincia del VCO, esiste un punto panoramico di fronte al tratto di montagna - su cui sorgono opere militari della Prima Guerra mondiale - dove spicca una targa, risalente forse agli Anni Cinquanta/Sessanta, dove si legge "Belvedere Cadorna". La denominazione "Fortificazioni Cadorna" o "Linea Cadorna" viene di certo utilizzata per la prima volta in un articolo apparso sul quotidiano "La Prealpina" di Varese del 26/2/1975 a firma Girolamo Albrizio Laneve, colonnello degli Alpini. Successivamente la denominazione è stata impiegata in diverse pubblicazioni, sino a diventare di uso comune per indicare la linea fortificata. Di certo vi è poi che la denominazione "Linea Cadorna" è stata utilizzata dallo scrittore e giornalista Paolo Bologna in un articolo della rubrica "C'è da salvare", intitolato "Una Maginot tra i monti" apparso sulle pagine del novarese del quotidiano "La Stampa" di martedì 22 gennaio 1991.
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