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Dopo la dismissione della Linea “Cadorna”, mentre le fortificazioni vennero progressivamente abbandonate e lasciate sole a combattere la silenziosa battaglia contro la vegetazione il tempo, mulattiere e strade rimasero come utile complemento alla viabilità locale. Sulla sponda sinistra del Lario, sui monti all’imbocco della Valtellina, rotabili di fondovalle e strade di arroccamento che salgono fino in quota costituiscono ancora ai giorni nostri le arterie di maggior importanza per i collegamenti tra i piccoli centri che si attestano nell’alta Val Varrone alle pendici del monte Legnone, così la strada che da Premana porta a Tremenico e Introzzo e scende a Dervio. A tale tracciato non è stata apportata alcuna modifica se non l’asfaltatura della carreggiata”. Nel varesotto, già negli Anni Trenta vi furono interventi di sistemazione di alcune strade militari (S. Antonio - Cuvignone Vararo; S. Antonio - S. Michele - Muceno; S. Michele - Brissago) interventi che, scriveva don Stefano Tunesi, “...costituiranno un inestimabile tesoro turistico per queste regioni, ed anche commerciale per lo sfruttamento dei boschi”. Nella zona del Verbano una delle strade militari del complesso della Linea “Cadorna” che da Intra e Cannero porta fino al Pian Vadàa dominando tutta l’alta Vall’Intrasca, dal fondovalle alla cima dello Zeda: è la carrozzabile che collega Premeno con Cannero attraverso Pian di Sole, Manegra, Pian Cavallo, Colle, Passo della Piazza, Trarego; da Colle parte un altro ramo della strada, attraversando Pian d’Arla, Pian Puz, Passo Folungo, Pian Vadàa, giungendo nei pressi dalla cima del Monte Zeda (m. 2157). Da ricordare poi la progettata strada di collegamento tra Rovegro e il Monte Zeda passando dal Ponte Casletto, Cicogna e Pogallo: fu realizzato solo il tratto Rovegro-Casletto, completato fino a Cicogna dopo il conflitto. A Ornavasso, ma anche in alcune zone prossime alla Val Grande, oggi Parco Nazionale ma un tempo frequentata dagli alpigiani con le loro mandrie, la realizzazione o la sistemazione a scopi militari delle mulattiere invece favorì ed estese la rete di viabilità montana. In qualche caso queste strade, che conducono a più di un “belvedere”, costituiscono oggi anche un utile supporto al potenziale turismo di questo tratto di arco alpino.
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